A Roma la crescita di un turismo senza valore aggiunto.

A Roma la crescita di un turismo senza valore aggiunto.

La giunta Raggi mette il carro davanti ai buoi, ovvero spaccia la leggera crescita del turismo romano, dovuta al trend mondiale e particolarmente europeo, per risultato ultimo di una strategia non meglio precisata.

•I dati
Al di là della e euforia manifestata dalla giunta capitolina nella persona del sindaco Virginia Raggi e dell’assessore al turismo Carlo Cafarotti, relativi ai dati del turismo degli ultimi due anni, che vedono un incremento delle presenze intorno al 3,5%, possiamo senz’altro dire che non è tutt’or quel che luccica, anzi.

Non possiamo non constatare che la crescita in questione è ben al di sotto della media europea che si attesta sopra l’8%, che ParigiLondraBerlinoMadrid e persino Milano sono cresciute di più facendo allontanare la “caput mundi” dalla top ten delle mete internazionali più desiderate, relegandola al 16°posto.

Si tratta quindi di un dato più che deludente, considerando il fatto che lo si ottiene in un periodo di vacche grasse e che proprio sul turismo scommette il Movimento 5 Stelle per aumentare in maniera sensibile il Pil.
Se pensiamo che il Portogallo e la Grecia volano sopra il 10% e che la stessa media dell’intero continente si attesta all’ 8,4%, per non parlare delle capitali competitor quali Parigi (oltre 28 milioni di visitatori l’anno nonostante le stragi terroristiche), Madrid Londra e Berlino, ecco che l’incremento ottenuto assume i contorni di un disastro. Altro che trend positivo frutto di una “strategia mirata”, qui si assiste ad una crescita per inerzia, trasportata dal flusso.

Il risultato ottenuto ci dà prova di una incapacità della giunta capitolina di sfruttare al meglio un periodo particolarmente favorevole del turismo europeo e di ridurre, almeno parzialmente, il gap che anche in questo settore ci separa dal resto d’Europa.
Anche Milano è stata capace di superare la capitale.
•Oltretutto si tratta di stabilire in che misura gli introiti sono per la città, per la sua amministrazione e quanti per la Santa Sede,
perché la crescita andrebbe scomposta in due voci:
• turismo religioso, i cui proventi vanno a finire prevalentemente nelle tasche del Vaticano e delle sue strutture,
• e turismo che potremmo definire “laico” nel quale confluiscono quello artistico, di affari, convegnistico, enogastronomico ecc…

Lo Stato Vaticano usufruisce, inoltre, di un regime di esenzione fiscale che coinvolge anche gli enormi introiti provenienti dai flussi turistici: la sola attività alberghiera consente di espandere, mantenere e migliorare le suddette proprietà.
Circa un quarto degli alberghi romani è patrimonio della Santa Sede: sono 297 i conventi svuotati e riconvertiti in alberghi non sottoposti a tassazione né sugli immobili, né sui rifiuti. Il caso de ‘Le Piccole ancelle del Cristo Re’ fornisce l’esempio emblematico del gioco forza fra il Comune di Roma e la Città del Vaticano, in causa per 320mila euro.

E’ importante stabilire i rispettivi rapporti perché se è vero che il business del turismo religioso registra di anno in anno incrementi a doppia cifra e che il primo posto fra i luoghi religiosi al mondo spetta alla Basilica di San Pietro, evidentemente anche il rachitico 3,5% deve essere ancor più circostanziato e rivisto.

•La quantità non sempre è qualità, non sempre è valore aggiunto e ricchezza.

Siamo poi sicuri che il turista, anche alla luce delle considerazioni fatte, che approda a Roma sia lo stesso che approda a Parigi, Berlino, Londra o alla stessa Milano?
Non a caso gli “addetti ai lavori” romani, definiscono il turismo religioso “puccioso”, “spilorcio”….”taccagno”…

Alcuni dati per rendere più chiaro il concetto: il valore aggiunto per presenza turistica in Italia è di 173 euro, in Germania quasi il doppio, 307 euro pur avendo il Belpaese il record mondiale di siti Unesco, di Dop e Igp…e a Roma? 67…
“Per valore aggiunto si intende l’impatto economico del turismo capace di generare occupazione e reddito, porta introiti alle imprese direttamente coinvolte (dagli hotel, al commercio, dai trasporti, ai luoghi di cultura, al commercio, allo sport) e accresce il Pil delle città”.

Data la definizione e letti i dati di cui sopra ecco spiegato il titolo dell’articolo: “A Roma la crescita (modesta e per inerzia) di un turismo senza valore aggiunto”.
Un turismo capitolino “mordi e fuggi” incapace di dare ricchezza come è plasticamente dimostrato dalle migliaia di turisti stravaccati a Piazza Navonapiuttosto che a Piazza di Spagna, sulle fontane del Bernini piuttosto che sulle scalinate delle meravigliose chiese barocche e rinascimentali, che si mangiano un pezzo di pizza al taglio con una bottiglietta di acqua da mezzo litro piuttosto che una birra.
Roma ha un bisogno spasmodico di recuperare un turismo di qualità, capace di apprezzare e non di deturpare (vedasi da ultimo i barbari attacchi estivi alle fontane barocche e rinascimentali scambiate per piscine o per pulpiti da cui sfogare il proprio “orgoglio” gallico in occasione dei mondiali), di spendere e non di sindacare sulla mancia al ristorante.
Ritornando nello specifico, Roma si trova al 16 posto preceduta, per restare in Europa, da: Londra dove i visitatori hanno speso 16 miliardi di dollari, Parigi è al quinto posto con oltre 12, Barcellona con 8,9, Amsterdam e la nostra Milano con 4,9 e infine Roma con i suoi 4,5 da condividere con il Vaticano…
E’ importante quindi accaparrarsi il turismo più ambito, perché più orientato a spendere: non quello religioso che rimpinza prevalentemente la casse del Vaticano, non francesi e inglesi, che spendono 600- 1000 euro a viaggio, ma russi, americani, indiani e cinesi, che sborsano tre volte più degli europei.
Un primo segnale che va in questa direzione (ma è come una rondine che non fa primavera) è dato dagli alberghi 5 stelle che hanno visto un + 4,7% degli arrivi e circa un + 5% delle presenze nei primi otto mesi di quest’anno.

Quindi prima ancora dei numeri è importante il tipo di turista che passeggia per i Fori Imperiali per poi attraversare la Roma Rinascimentale e Barocca.
Detto ciò, cerchiamo di capire le cause di questi risultati così deludenti e cominciamo a mettere a confronto tutta una serie di dati e di scelte politiche della giunta capitolina con quelle di Parigi, nostra più diretta competitor, che vede una crescita annua di oltre il 6% nonostante attentati, stragi e rivolte, prima città in Europa con i suoi 30milioni di turisti, portatrice di “best practices” che andrebbero studiate e quando possibile imitate.
Partiamo da un dato di fatto: la capitale francese non è più bella della nostra, né più ricca di siti artistici. Da che deriva allora questo divario così abissale?
Perché Parigi ti rende la vita più facile, ti offre meglio quello che propone, sa valorizzare ciò che possiede, è meglio organizzata, ha servizi efficienti, funzionanti, perché il turista può girare in tutta sicurezza fra strade, piazze e vicoli puliti e decenti, perché tra arte, cultura, cinema, hai solo l’imbarazzo della scelta e una settimana non basta per vedere tutto.
Insomma Parigi offre cose che dovrebbero essere scontate: servizi di trasporto, sicurezza, pulizia, cultura cosa, Roma no!
Quindi logica vorrebe che una qualsiasi giunta avesse il suo focus su quanto appena scritto.

Quali sono invece per la giunta capitolina le priorità?
– il contrasto all’abusivismo turistico/ricettivo in ogni sua forma;
– la lotta all’evasione del contributo di soggiorno e la effettiva destinazione del 10% dei relativi introiti a fini turistici;
– la cura del decoro cittadino, il miglioramento del trasporto, la regolamentazione delle operazioni di sosta dei bus turistici;
– lo sviluppo di sistemi più evoluti di informazione e di promozione turistica;
– la promozione del turismo fieristico, congressuale e formativo;
– la costituzione di un “Convention Bureau” e la promozione di circuiti turistici alternativi.

Di sicurezza neanche l’ombra, riguardo al decoro, alla pulizia, all’efficienza dei mezzi pubblici, alla cultura e agli eventi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Nessuno chiede una rete underground stile Parigi, a Roma impossibile per tante ragioni, ma su tutto il resto si può fare veramente molto e a costo zero ma occorre volerlo.
Questa città sempre più simile ad una casba che a una capitale europea, vede il totale fallimento di una giunta incapace anche di individuare le priorità per un settore così nevralgico come il turismo e meno male che doveva essere “il punto di forza per il rilancio della città di Roma, sia a livello nazionale che internazionale”.
Per il 2018, l’Unwto prevede una crescita dal 4 al 5% di turisti mondiali. Chi li saprà «catturare»? Certo non questa giunta. Sperare che ne prenda atto e ne scaturisca la dovuta decisione è un sogno che hanno ormai la stragrande maggioranza dei romani.

Gabriele Felice
Fonti:
• CISET: L’ITALIA E IL TURISMO INTERNAZIONALE Risultati e tendenze per incoming e outgoing nel 2017 dai dati Banca d’Italia
• FEDERTURISMO – CONFINDUSTRIA: TURISMO ITALIA strategie e proposte per la crescita (2018)
• Ente bilaterale del Turismo della Regione Lazio: Roma & Lazio – il Turismo in cifre (il periodico dell’EBTL sull’andamento del turismo a Roma e nel Lazio i cui dati si fermano al 2015)
• ISTAT: movimento turistico in Italia (2017)
• European travel commission
• World Trade Organization
• Global Destination Index di Mastercard
• ADIEF (Association des dirigeants italiens en France – Associazione dei dirigenti italiani in Francia): “Analisi comparata delle politiche culturali della Francia e dell’Italia”
• National Geographic Italia
• Il Sole24ORE (articoli vari)
• Il Corriere della Sera (articoli vari)
• L’Espresso (articoli vari)

L’export salverà il Paese

L’export salverà il Paese

L’export salverà il Paese

Le potenzialità di crescita delle esportazioni del made in Italy nel mondo sono difficilmente quantificabili ma di certo sono enormi.

Molte le cose da poter fare per vederlo decollare e con esso il PIL.

L’Europa è più un fardello che un’opportunità:

  • si pensi alle catene di distribuzione (quelle italiane sono praticamente scomparse);
  • ai tanti accordi internazionali fatti dall’UE che mettono in ginocchio l’agricoltura italiana per favorire quelle dei Paesi extraeuropei con molti dei quali proseguono rapporti di interscambio privilegiati perché ex coloniali;
  • al fatto di avere una moneta, l’euro, che è tutt’altro che competitiva;
  • o ancora di avere un sistema bancario bloccato per cui si ha ancori più vivo che mai il problema del credit crunch per le piccole e medie aziende e si potrebbe continuare ancora per molto.
Unica opzione possibile: DESTRA!

Unica opzione possibile: DESTRA!

Quando il nostro Paese nell’agosto 2012 con lo spread alle stelle era di fatto sotto attacco, mi immaginavo uno scatto di reni da parte della nostra classe politica: è avvenuto esattamente il contrario con conseguente accelerazione di quello che io definisco “processo di smantellamento” dell’Italia.
Sarà forse paranoia la nostra ma vediamo dai tempi di Mattei ad oggi un “fil rouge” che vede come elemento di collegamento l’attacco agli interessi nazionali, il depauperamento del Paese e del popolo italiano e tutto questo con l’avallo di governanti, magistratura e stampa.
Anche l’affronto alla sig.ra min. Kyenge ha fatto più un favore a lei e alle politiche di immigrazione di cui è fautrice che non all’apertura doverosa nel Paese di un dibattito su un tema così cruciale.
Oggi chi solo affronta l’argomento è tacciato di razzismo, intolleranza, inciviltà per cui nessuno si azzarda.
Ma come non comprendere la mancanza di logica se si prende come parametro di riferimento il conseguimento del bene comune? Il nostro è un gregge senza pastore, dove anzi il pastore lucra sulla vendita delle sue pecorelle! A fronte di un tam tam mediatico che ottenebra le menti ed impedisce loro una qualsiasi analisi sentiamo il dovere della denuncia, della lotta.
Lo spoils system è il grimaldello che porterà al cambiamento.

Lo spoils system è il grimaldello che porterà al cambiamento.

Lo spoils system è il grimaldello che porterà al cambiamento

Il problema maggiore che ha questo governo è l’ostruzionismo costante e mirato delle diverse amministrazioni. La soluzione c’è e si chiama spoils system. “Il meccanismo dello spoils system proviene dagli Stati Uniti” e consiste nell’affidamento di cariche pubbliche a persone indicate dai partiti o dalle coalizioni usciti vittoriosi alle elezioni.
È un meccanismo presente anche in Italia ma “zoppo” perché come espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza 2510 del 31 gennaio 2017 è legittimo solo in relazione agli incarichi dirigenziali apicali che non attengano a una semplice attività di gestione.

La sentenza bolla come incostituzionali (però i governi di sinistra ne hanno usufruito eccome e ad un anno da nuove elezioni si scopre l’incostituzionalità – ma queste sono illazioni ovviamente) norme che dispongono la cessazione anticipata degli incarichi «dovuta a cause estranee alle vicende del rapporto d’ufficio, sottratta a qualsiasi valutazione dei risultati conseguiti, qualora tali meccanismi siano riferiti a titolari di incarichi dirigenziali che comportino l’esercizio di funzioni amministrative attuative degli indirizzi politici».

La decadenza automatica degli incarichi può valere solo per i vertici apicali perché, secondo la Consulta, occorre rispettare la necessità «per l’organo di vertice di assicurare, intuitu personae, una migliore fluidità e correttezza di rapporti con diretti collaboratori quali sono i dirigenti apicali e ovviamente il personale di staff, funzionali allo stesso miglior andamento dell’attività amministrativa». Sostanzialmente vengono garantiti i generali ma a partire dai colonnelli in giù rimane la vecchia nomenclatura, ovvero si garantiscono i generali ma non gli eserciti.

Bene ha detto il vice premier Luigi Di Maio: “Cambierò i vertici dei miei ministeri. È giusto che ci sia lo spoil system perché dopo 5anni si creano delle incrostazioni. Magari qualcuno in qualche casella del ministero resterà ma il cambiamento parte anche dalla macchina burocratica” ma temo che il cambiamento dovrebbe essere ben più radicale per poter correre come il Paese richiede.

C’è il rischio effettivamente che la richiesta di cambiamento che emerge prepotentemente dall’elettorato nelle società contemporanee e italiana in particolare, obbligando le Istituzioni a fare uno sforzo di continuità, porti continuamente il Paese all’anno zero ma questo non dipende dal cambiamento ma dal fatto che la sinistra italiana è una sinistra anomala, ben diversa dalle altre europee, che non persegue gli interessi nazionali né difende gli interessi del popolo italiano, tant’è che altrove questo rischio non c’è! Ed è altresì evidente che fintanto ci sarà questo vulnus il centro destra non potrà che smantellare ciò che ha fatto questa “sinistra” e viceversa.

Non è forse un caso che, prevedendo il terremoto politico, la Corte di Cassazione con la sentenza di cui sopra si sia mossa in senso restrittivo e che “addetti ai lavori” come il dott. Mario Morcellini, Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e Consigliere alla Comunicazione di Sapienza, senta oggi la necessità di riconsiderare criticamente l’esperienza dello spoils system ed altri come l’esimio professor Sabino Cassese, da tempo sceso di fatto in campo.

Una pratica che è andata via via ridimensionata negli USA ma che io credo, per i motivi di cui sopra, debba essere applicata nella forma draconiana originaria e fintanto che non avremo una sinistra, che io intravedo nel M5S, normale europea capace di guardare alla nazione e alla difesa dei suoi interessi come qualcosa di normale, scontato, ovvio.

Spero che il governo non caschi nelle loro provocazioni e che anzi si adoperi per apportare quelle modifiche legislative necessarie ad allargare questo meccanismo nella misura in cui gli è consono per operare al meglio! Ne hanno i numeri in Parlamento, il gradimento nel Paese e l’appoggio, in una sola parola: la forza. Lo facciano!