L’Italia è un paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca.

L’Italia è un paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca.

Desidero iniziare questo mio breve articolo con una frase di Sergio Marchionne: “L’Italia è un paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca”.

“credit crunch”, stretta creditizia, crollo della domanda, burocrazia elefantiaca, tassazione record, mancato pagamento dei creditori (Stato compreso) cui si è aggiunto dal 2011 lo spread, determinano una lenta ma inesorabile asfissia per le imprese.

Sono venuti meno questi fattori? No
Le aziende hanno potuto contare almeno sulla solvibilità dello Stato? No, Eppure…

il valore dell’export è passato da 364 nel 2007 a 411 miliardi nel 2017 (+13%) ed i margini di crescita sono ancora enormi.
• Non solo food, vino e moda: a fare la parte del leone sulle rotte commerciali nel 2017 è il settore della meccanica strumentale, seguito da quello degli autoveicoli, dei prodotti farmaceutici e dell’abbigliamento.
• tra il 2007 ad oggi, il valore economico dell’export nostrano è aumentato, passando da 364 a 411 miliardi, nello stesso periodo la quota di mercato mondiale del nostro paese si è

Le PMI con meno di 50 addetti sono ben oltre il 90 per cento del totale, con circa 11 milioni di addetti che producono oltre il 50 per cento del valore aggiunto totale del Paese, quindi occuparsi delle PMI non significa concentrarsi su un pezzo del sistema economico italiano, ma nella sostanza, del sistema nel suo complesso.

Ma questa crescita non basta visto il mercato interno sempre più asfittico che offre dei margini di profitto sempre più inconsistenti, per cui per almeno i prossimi venti anni le piccole e medie imprese devono avere ben chiaro che devono riporre il “business core” all’estero in attesa che il mercato interno riparta.

Premettendo che è l’export che ci ha salvato e ci salverà, l’Italia ha perso la bellezza di due posizioni nel commercio internazionali dal 2007 al 2017.

Noi siamo cresciuti è vero ma gli altri Paesi sono cresciuti di più, più velocemente, forse perché meglio organizzati e molto più aggressivi?

Certo ciò ha contribuito ma mai come l’incapacità da parte del governo centrale di avere una vision, una strategia ed un modello di business, in una sola parola l’incapacità di fare sistema.

Il Paese come al solito si tiene grazie agli italiani capaci di affrontare con coraggio il domani consapevoli del fatto che un reale sostegno da parte dello Stato non c’è.

• L’export dei primati è anche l’export inespresso. Non è un paradosso ma lo stato dell’arte del nostro commercio estero: 417,1 miliardi di euro di esportazioni e 51,5 miliardi di avanzo commerciale nel 2017, massimi storici, ma un numero di esportatori che resta basso, troppo per il potenziale che potremmo esprimere. Ma i margini di crescita se lo Stato cominciasse a pensare in termini di crescita e non di difesa sarebbero a due cifre e non a una come fonti anche autorevoli, vedi il Sole24ore, pensano.
• La Sace prevede un +4% nei prossimi quattro anni, € 490 miliardi nel 2020, troppo poco per un Paese che deve uscire fuori da una recessione come mai prima dal dopoguerra.
• Una crescita di questo genere vedrebbe il nostro Paese perdere ulteriori posizioni nell’ambito del commercio internazionale.
• Per questo non c’è più tempo da perdere ed è urgente che l’attuale governo imiti, come già sta facendo, le “best practices” del sistema francese.

Come accelerare? Noi proponiamo:
1. una cabina di regia che l’ex ministro Calenda giustamente intravedeva nel ministero da lui presieduto, quello del- lo Sviluppo Economico;

2. una difesa degli interessi italiani, in primis in Europa, e più precisamente nei confronti di Francia e Germania che da sempre spadroneggiano e saccheggiano il nostro Paese (Libia, acciaierie, gas, grande distribuzione, chimica, asset della moda e del lusso…per non parlare di tutta una serie di accordi commerciali con Paesi terzi a scapito della nostra produzione agricola ecc…);

3. la creazione di una catena di distribuzione italiana per l’estero (spesso abbreviata GDO), a partecipazione pubblica, a capitale misto pubblico e privato, la sola in grado di garantire un equo compenso ai nostri produttori che troppo spesso pur esportando si trovano in grandi difficoltà vista l’esiguità dei margini; un primo parziale esempio lo abbiamo dal CAAB di Bologna (Centro Agroalimentare di Bologna);

4. dare maggior sostegno alle realtà che riescono a fare massa critica, fondamentale per affrontare il mercato estero e ab- battere i costi di internazionalizzazione, come i consorzi e le reti di impresa; finanziamenti che devono essere dati sul- la base di un rating, una griglia di valutazione per premiare i migliori.

5. investimenti importanti per contrastare la contraffazione e l’italian sounding; investimenti che, come dimostra l’esempio del Consorzio Grana Padano, portano ad un sicuro ritorno economico vista la vittoria per via giudiziale di tutte le varie controversie;

6. creare degli standard, dei parametri di valutazione oggettivi, in modo da premiare quelle realtà che presentano delle best practises.

l’Italia può volare! Con il suo saper fare, con le sue eccellenze, le sue peculiarità ha tutte le carte in regole per diventare l’alter ego del made in China. Per questo siamo assolutamente convinti che la crisi, questa crisi, rappresenti una straordinaria opportunità.

E’ vero l’italia è un Paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità e sta a noi tirarla fuori.
Non c’è nulla di male o di amorale nell’essere forti e potenti purché questa forza e questa potenza vengano utilizzate con responsabità per il bene dell’area e se sarà possibile, per l’Europa.

(Abstract dell’intervento tenuto in occasione della presentazione del libro dell’Avv. Antonio Pulcini: “La Sovranità al Popolo: rimedi e soluzioni per la ripresa economica”  del 21 settembre 2018)

L’export salverà il Paese

L’export salverà il Paese

L’export salverà il Paese

Le potenzialità di crescita delle esportazioni del made in Italy nel mondo sono difficilmente quantificabili ma di certo sono enormi.

Molte le cose da poter fare per vederlo decollare e con esso il PIL.

L’Europa è più un fardello che un’opportunità:

  • si pensi alle catene di distribuzione (quelle italiane sono praticamente scomparse);
  • ai tanti accordi internazionali fatti dall’UE che mettono in ginocchio l’agricoltura italiana per favorire quelle dei Paesi extraeuropei con molti dei quali proseguono rapporti di interscambio privilegiati perché ex coloniali;
  • al fatto di avere una moneta, l’euro, che è tutt’altro che competitiva;
  • o ancora di avere un sistema bancario bloccato per cui si ha ancori più vivo che mai il problema del credit crunch per le piccole e medie aziende e si potrebbe continuare ancora per molto.